“La religiosità tra gli orti – SECONDA PARTE”

 

La sala “Stefano Siglienti” della Direzione del Banco di Sardegna, in Viale Umberto, ha ospitato giovedì 3 giugno il convegno "La religiosità tra gli orti – seconda parte". L'iniziativa è stata voluta dalla sezione di Sassari di Italia Nostra, in collaborazione con la Direzione del Banco di Sardegna e il Ministero dei Beni Culturali - Soprintendenza B.A.P.P.S.A.E. delle prov. di Sassari e Nuoro. La “Religiosità tra gli orti”, un tema che la Sezione di Sassari di Italia Nostra ha voluto dedicare a Sassari e alla sua anima più profonda, l'anima che lega la città al suo territorio, alla sua campagna che (nel passato) fu motivo di vanto per la bellezza e l'ordine dei lavori eseguiti da generazioni di “zappatori” e anche, si riconosca, per commissione di nobiltà e borghesia che ne possedevano ampie estensioni, ne godevano sì i frutti, ma anche la bellezza soggiornandovi in primavera e autunno. Campagne abitate, lavorate, curate, dove la vita scorreva anche nell'aspetto religioso: ed ecco che a punteggiare la campagna sassarese sorsero chiese e cappelle. Alcune vantavano ascendenze medievali, romaniche più o meno ricche, antiche parrocchie di villaggi di cui ormai restava il nome dato alla zona d'intorno. Altre sorte ex-novo, erette in stile semplice o con qualche peculiarità barocca, dedicate a volte a i santi eponimi dei proprietari (ossia aventi il nome dei possidenti). Chiese che con l'abbandono della campagna, con la metà del secolo scorso, a volte sono cadute nell'oblio, sparite sotto montagne di rovi e arbusti che le hanno nascoste alla vista, altre volte sono state aperte sempre più di rado, per essere poi sconsacrate e adibite ad usi di magazzini e stalle. “La religiosità tra gli orti” per Sassari è la memoria del passato e l'oblio del contemporaneo: l'intento nostro è ricordare i passati fasti e denunciare lo stato attuale di questi pezzi di storia locale, piccole testimonianze di una storia dell'arte minore ma gustosamente popolaresca.  Al convegno sono intervenuti l'arch. Daniela Scudino, chi vi scrive e la dott.ssa Eleonora Madeddu.

L'Arch. Daniela Scudino, Funzionario della Soprintendenza B.A.P.P.S.A.E., ha illustrato la Chiesa Sant'Eusebio (Fig. 1, interno), dov'è appena iniziato l'intervento di restauro. Si tratta di una chiesa le cui origini risalgono al pieno medioevo: fu probabilmente la chiesa parrocchiale del villaggio di Kitaròne, centro demico che la tradizione vuole sia stato il luogo natale di Eusebio appunto, divenuto vescovo di Vercelli e santificato. L'edificio chiesastico non mostra particolari decori riferibili all'epoca romanica, piuttosto una struttura che indica pesanti rimaneggiamenti avvenuti probabilmente tra Seicento e Settecento.

Il sottoscritto, Alessandro Ponzeletti, ha trattato della “questione” della chiesa di Sant'Elia al Monte, una chiesa campestre dimenticata e l'equivoco della sua ubicazione. Esiste infatti al Monte Rosello, presso la strada vicinale che porta a San Francesco, un edificio chiesastico, una cappelletta (Fig. 2), annessa a una casa rurale molto vecchia, probabilmente seicentesca. In passato si è identificata in questa la chiesa menzionata nel 1649 dal Padre cappuccino Antonio Sortes nel suo poemetto “Verdadera relazion” e dedicato al miracoloso Crocifisso di Sant'Apollinare (stanza 63 del testo), inoltre Enrico Costa riportò citazioni della chiesa in atti diocesani tra il 1571 e il 1617. ma la chiesa di Sant'Elia era un'altra: quella esistente oggi non ha titolo conosciuto, sebbene sia indicata nel Cessato Catasto dei Terreni del 1876. la chiesa di Sant'Elia, una fabbrica molto probabilmente povera, assai semplice, sorgeva presso l'attuale via Baldedda nei pressi del passaggio a livello: di essa oggi non resta nemmeno pietra su pietra, sebbene sia registrata ancora su una mappa del 1864.

La Dott.ssa Eleonora Madeddu, ha illustrato le chiese di San Giacomo e Santa Maria di Taniga, una anteposta all'altra, forse una posizione che è segno urbanistico tangibile dell'antico villaggio di Taniga. La chiesa di San Giacomo (Fig. 3) subì vari interventi di restauro tra gli anni Venti del Novecento e gli anni recenti. Purtroppo la chiesa ha alternato periodi di utilizzo e frequentazione a periodi di chiusura. Le murature, in delicato tufo calcareo, hanno richiesto nel tempo numerosi interventi di consolidamento e a volte anche di risarcimento o sostituzione. L'impianto è in un mirabile stile gotico rimandante ad ambiti della Francia meridionale più che ad ambiti italiani o meno che mai iberici. La chiesa di Santa Maria, piccola, si contraddistingue come oratorio di campagna sorto nelle forme attuali allo scadere del Settecento, con decorazioni in facciata quali cornici, paraste angolari e portale sormontato da cornice, tutte decorazioni di gusto già in transizione al Neoclassico. Solo la mossa ventola che conclude la facciata e la luce reniforme al centro legano la chiesetta all'epoca tardo-barocca.

Moderatore del convegno è stato il Dott. Antonio Arcadu, vicepresidente della Sezione sassarese.  Il convegno ha visto radunarsi un numeroso pubblico e ha registrato anche la presenza della telecamera di TeleSassari TV, che ha filmato interamente il convegno organizzato da Italia Nostra – Sezione di Sassari (e ideato da chi vi scrive).

Figura 1Figura 2Figura 3